21 gennaio - IL RARO GIOELLO DELLA CONTENTEZZA

«Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo». (Filippesi 4.11)


Questo versetto è un incoraggiamento molto opportuno per ravvivare i cuori scoraggiati dei santi in questi tempi tristi e decadenti. Perché l'ora della tentazione è già venuta su tutto il mondo, per mettere alla prova gli abitanti della terra e questo è il giorno delle tribolazioni di Giacobbe.


L'Apostolo presenta in questo testo l'essenza di tutta la vita pratica cristiana e in esso possiamo leggere la sua competenza alla Scuola di Cristo.
 

Paolo desidera far capire ai Filippesi che non cercava grandi cose nel mondo e che non cercava i loro beni materiali, ma piuttosto cercava loro stessi. Non desiderava grandi ricchezze; aveva cose migliori con cui occupare il suo cuore. Non parlo (dice) rispetto ai bisogni; perché, sia che io abbia o non abbia, il mio cuore è pienamente soddisfatto; Ho imparato, in qualunque stato mi trovi, ad esserne soddisfatto.

Paolo dice: “Ho imparato”. La contentezza in ogni circostanza è una grande arte. È da imparare. E perciò nel versetto 12 afferma: "So essere abbassato, come anche vivere nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria". La parola "imparato"in greco deriva dalla parola musterion che significa mistero. È come se dicesse: “Ho appreso il mistero di quest'arte. La contentezza va appresa come un grande mistero. E coloro che sono stati addestrati a fondo in quell'arte, hanno appreso un mistero profondo"**. L'ho imparato, dice. Non è qualcosa che ho imparato subito; né l'avevo all'inizio. L'ho raggiunto, anche se con molti tentativi ed errori. E ora, per grazia di Dio, sono diventato Maestro di quest'Arte.

 **"Io possiedo il segreto di come stare nell'abbondanza o nella penuria" (versione 'Bible in Basic English') 

'The Rare Jewel of Christian Contentment' di Jeremiah Burroughs (1645)

JEREMIAH BURROUGHS

 

 

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